“Non è una questione di essere pro o contro il Mercosur: il punto centrale è difendere il principio della reciprocità, perché chi esporta in Europa deve rispettare le stesse regole che valgono per le nostre imprese. La reciprocità non è solo una modalità tecnica, ma un valore: significa valorizzare nel mondo il modello europeo di qualità, tutela della salute, rispetto dell’ambiente e delle persone“.
A dirlo sono Antonella Giachetti, presidente dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, e Patrizia Lusi, coordinatrice del tavolo Agricoltura di Aidda, intervenendo nel dibattito sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur.
“Aidda riunisce imprenditrici e manager che operano in molti settori, dall’industria ai servizi, dall’agroalimentare alla manifattura – spiega Giachetti – e proprio per questo guardiamo agli accordi commerciali con uno sguardo di sistema. L’apertura dei mercati è una leva strategica per la crescita e per l’export, ma non può trasformarsi in concorrenza sleale a danno di chi rispetta regole stringenti che rispecchiano valori fondamentali per l’Europa e investe ogni giorno in qualità, sicurezza e sostenibilità”.
Dal confronto interno all’associazione emerge con forza come la reciprocità sia anche una missione europea di esportazione dei valori. “Per le nostre imprese – sottolinea Giachetti – la qualità della produzione, la salute dei consumatori, la tutela dell’ambiente e i diritti di chi lavora non sono optional, ma condizioni strutturali. Se questi principi non valgono per tutti, il rischio non è solo economico, ma culturale e sociale”.
Un tema che riguarda anche i modelli di consumo. “Produrre a costi stracciati, senza rispettare persone e ambiente, alimenta un consumo eccessivo e distorto – aggiungono Giachetti e Lusi – mentre il modello europeo si fonda su un altro principio: consumare il giusto, pagare il giusto, riconoscendo il valore reale di ciò che mangiamo e di come viene prodotto”.
Per questo Aidda chiede garanzie assolute sui controlli. “La reciprocità deve tradursi in controlli seri ed efficaci alle dogane, in verifiche puntuali sugli standard sanitari, ambientali e sociali – dice Lusi – perché senza controlli reali il rischio è duplice: da un lato il danno alla qualità e alla salute, dall’altro un danno economico per le imprese europee, costrette a competere con prodotti che non rispettano le stesse regole ma vengono venduti agli stessi prezzi”.
“Non chiediamo protezionismo – conclude Giachetti – ma regole chiare, uguali per tutti e applicate davvero. L’Europa può essere una grande potenza commerciale e contribuire a portare nel mondo i propri valori solo se resta coerente con ciò che la rende unica: un’economia che fonda il suo sviluppo sui valori della salute delle persone, dei diritti del lavoro, la salvaguardia dell’ambiente e della qualità dei territori”.
