“Il minimo storico di nascite raggiunto nel 2024 e il dato allarmante secondo cui il 45,4% delle donne tra i 18 e i 49 anni è senza figli non raccontano una rinuncia individuale, ma il fallimento di un sistema che continua a porre criteri di organizzazione che non tengono conto del ciclo della vita, e mettono le donne davanti a un aut aut: lavoro o genitorialità”.
A dirlo è Antonella Giachetti, presidente dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, commentando i dati diffusi dall’Istat sull’inverno demografico italiano.
“Non siamo di fronte a un’emergenza privata, ma a una questione strutturale che riguarda il futuro economico e sociale del Paese e in genere di tutto il mondo cosiddetto ‘avanzato’. Quando la stabilità lavorativa arriva sempre più tardi, quando la maternità penalizza di fatto le carriere, quando i servizi educativi sono insufficienti e disomogenei – spiega Giachetti – la scelta di rimandare o rinunciare ai figli diventa una conseguenza logica, non una colpa”.
“La natalità è una variabile economica decisiva per l’Italia. Senza una totale inversione di marcia nelle politiche del lavoro, del welfare e dei servizi che mette al centro la realizzazione delle persone – continua la presidente di Aidda – l’inverno demografico non potrà che aggravarsi con conseguenze disastrose sull’economia e sulla società italiana”.
“Come invertire la rotta? Acquisendo la consapevolezza della necessità di orientare un nuovo modello di sviluppo incardinato sui paradigmi di una “economia civile” teorizzata e spiegata ad esempio dal professor Stefano Zamagni. In attesa di una sua realizzazione – dice Giachetti – possono a nostro avviso servire misure che agiscono fortemente sulle infrastrutture sociali, su sanità e cura di prossimità, su flessibilità del lavoro, rendendo sostenibile, in assenza di infrastrutture sociali, il sostenimento dei costi di cura che gravano sulle donne e prevedendo misure di deduzione dal reddito delle donne lavoratrici dei costi di babysitter, badanti e colf”.
“Il tema della denatalità va affrontato con uno sguardo sistemico e non emergenziale prendendo consapevolezza che abbiamo creato un sistema che non sviluppa la vita e la realizzazione delle persone. È quindi necessario agire urgentemente sulla filosofia del nostro modello di società – conclude Giachetti – e contemporaneamente porre in essere tutti gli interventi immediati per arginare ciò che sta accadendo, che mette in discussione il futuro economico e sociale e l’identità del nostro Paese”.
