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WELFARE: IL PRIMO TAVOLO OPERATIVO PER ASSISTENZA FAMIGLIARE

 
 
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WELFARE: IL PRIMO TAVOLO OPERATIVO PER ASSISTENZA FAMIGLIARE
di SEGRETERIA NAZIONALE - lunedì, 24 febbraio 2020, 14:26
 

miottoUn particolare ringraziamento va a Sandra Miotto, socia AIDDA e consigliera regionale di parità della Regione Veneto, che si è fatta promotrice di questa importante iniziativa.

(ANSA) - VENEZIA - Primo tavolo operativo in Regione per mettere in dialogo istituzioni, imprese, famiglie e servizi sull'assistenza familiare, e monitorare l'applicazione della legge regionale 38 del 2017, che ha istituito il 'registro badanti' e gli sportelli di assistenza familiare. Lo ha costituito la consigliera regionale di parita', Sandra Miotto, d'intesa con gli assessorati regionali al Lavoro e alla Sanita' e al Sociale per affrontare, nell'ambito delle politiche di conciliazione famiglia-lavoro, uno dei temi emergenti: quello del supporto alle famiglie e dell'integrazione tra servizi pubblici e privati, in una societa' dove ogni 10 abitanti ci sono almeno 4 ultrasessantacinquenni. "Denatalita', allungamento della vita media e fragilita' delle famiglie - sottolinea Miotto - stanno modificando profondamente stili di vita e reti familiari, con pesanti riflessi sulla compatibilita' tra sfera lavorativa e sfera familiare. E' compito delle istituzioni interrogarsi su nuovi modelli di welfare e offrire ai cittadini, donne e uomini, nuovi servizi e nuovi strumenti per affrontare i problemi dell'assistenza ad anziani, disabili, minori. In Veneto abbiamo una buona legge sulle 'assistenti familiari' che ha istituito il 'registro badanti' e dato avvio, in fase sperimentale, agli sportelli di assistenza familiare e a corsi di formazione per circa 360 badanti. Ma la realta' e' complessa e in continua evoluzione, le istituzioni devono fare rete e servirebbe piu' integrazione tra pubblico e privato. L'ambizione e' quella di formare un profilo professionale a tutto tondo, sempre piu' indispensabile per sostenere le famiglie e integrare i servizi di assistenza domiciliare, aiutando cosi' anziani e disabili a rimanere a casa propria. Alla formazione di base devono seguire iniziative di aggiornamento e di qualificazione permanente, con il supporto di medici geriatri, psicologi e di enti di formazione sanitaria e sociale, per migliorare le competenze delle assistenti familiari e la qualita' della vita degli assistiti. Ma bisogna pensare anche a forme di sostegno economico per le famiglie e ad opportune garanzie - conclude - anche per chi esercita questa professione, difficile e usurante". Tra i primi progetti messi in cantiere dal tavolo veneto, lo studio di forme di previdenza integrativa allargata all'assistenza nei casi di non autosufficienza, il raccordo tra Veneto Lavoro e le agenzie di collocamento delle assistenti familiari, la promozione del fondo interprofessionale integrativo previsto dal contratto nazionale di lavoro delle assistenti familiari e l'avvio di progetti di supporto all'assistenza familiare domiciliare nell'ambito del prossimo ciclo regionale di programmazione comunitaria dei fondi Fesr-Fse 2021-2027. In Veneto si stima la presenza di circa 50 mila tra colf e badanti. Per oltre il 90% sono donne e per oltre il 70% straniere, in prevalenza dell'Est europeo. Ma la percentuale di colf e badanti italiane e' in continuo aumento, sia per effetto dell'acquisizione della cittadinanza italiana da parte di chi risiede e lavora da lungo tempo nel territorio italiano, sia per gli effetti della crisi economica e della disoccupazione che ha visto aumentare le colf italiane ultracinquantenni nel territorio nazionale, dalle 15 mila del 2012 alle quasi 37 mila del 2016 (dati Fondazione Moressa). Difficile quantificare la quota di lavoro sommerso: Censis e Fondazione Moressa stimano che a fronte di 885 mila contratti regolari ci siano in Italia almeno un milione di colf e badanti in 'nero'. (ANSA)