La parola alla Presidente

 

 

Care amiche,

mi sento in dovere morale di trasmettere qualche riflessione su queste giornate così cariche di violenza e di incapacità o di non volontà di risolvere questo conflitto arabo-israeliano, che ha delle radici lontane e delle responsabilità precise nella Francia e Gran Bretagna.

I ragazzi che si combattono hanno la stessa età. Se non indossassero la divisa e non fossero comandati a girare con il mitra in spalla, forse si metterebbero a giocare una partita di calcio, come succede ai nostri figli più fortunati per essere nati, per ora, dalla parte giusta del mondo.

Purtroppo nelle stanze del potere, dove l’aria condizionata è accesa senza interruzioni, le persone che le occupano non vogliono questa partita ideale. Meglio occhio per occhio. Meglio rapire e uccidere in modo atroce tre giovani, meglio poi rispondere a questa atrocità con un ragazzo bruciato vivo. Perché la violenza chiama la violenza. Non vedo speranze per questo popolo oppresso da troppi interessi; non vedo la vera volontà di negoziati; non vedo leader carismatici ma piuttosto fantocci sensibili al fascino del potere.  

Ma quello che ho trovato ancora più drammatico è che, mentre tutti i media non facevano che parlare dei mondiali, la crisi mediorientale veniva messa in secondo piano, quasi non fosse argomento estivo, da ombrellone; devo dire che tante informazioni sono venute dai social più sensibili piuttosto che dai canali tradizionali.

Penso non sia necessario essere filo palestinese o filo israeliano per dire basta: è sufficiente essere umani, uomini e donne. Bisogna garantire alle madri palestinesi e a quelle israeliane la gioia di vedere crescere i propri figli: è un loro diritto.

La pace deve scoppiare in quella striscia amara che viene irrorata con il sangue quasi ogni giorno. Anche il termine Territori Occupati, definito dalla Quarta Convenzione dell’Aia, suona stonato e significa Territori posti sotto l’Autorità di un esercito ostile o di una Potenza occupante.

Qualcuno ha scritto che queste giovani vittime erano figli di una terra senza armonia. Un modo poetico per descrivere il caos. E il desiderio di mantenerlo. Non cambierà mai nulla fino a quando un giorno, forse, qualcuno avrà la forza di dire basta.

Intanto proviamo a cominciare noi.

Basta guerra basta sangue basta orrore.

Un caro saluto

 

Franca

 

 

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