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Donne e Impresa. L'intervista a Matilde Bocca PD AIDDA Lazio

 
 
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Donne e Impresa. L'intervista a Matilde Bocca PD AIDDA Lazio
di SEGRETERIA LAZIO - venerdì, 25 novembre 2016, 14:49
 

Intervista uscita su wwww.nuovomille.it il 18 novembre 2016

Roma, rione Trevi. Appuntamento nella splendida hall dell’hotel Bernini Bristol. Prima di varcare la soglia, mi trattengo qualche secondo ad ammirare la Fontana del Tritone, alloggiata nel centro di piazza Barberini, che in parte si riflette sulla porta d’ingresso. Sono le nove e trenta della mattina. Matilde Bocca Salvo di Pietraganzili mi attende in compagnia dell’amica Antonella Rossi, nota stilista toscana, consumando una spremuta d’arancia. Ho l’impressione che il nostro appuntamento non sia il primo della giornata. E’ evidente che la mia interlocutrice inizia a lavorare la mattina molto presto.

Pochi minuti per le presentazioni di rito e inizia l’intervista. Sono subito colpito dalla determinazione di questa donna imprenditrice, che, pur nata nell’agiatezza, non si è sottratta alla gavetta. All’età di 22 anni, come sales del gruppo Sina Hotels , mi dice “viaggiavo con la valigia in mano”, e spesso ribadisce che “le donne devono essere più determinate”. La Signora Matilde, anzi, la Marchesa, moglie, madre e imprenditrice, oltre alla gestione dell’attività di famiglia, il gruppo Sina Hotels (proprietario di 12 alberghi, tra cui, appunto, il Bernini Bristol) ha fatto della cultura d’impresa al femminile un notevole impegno personale. L’idea che traspare, e che viene confermata nel corso dell’intervista, è che appartenga a quella categoria di persone, purtroppo in diminuzione, sensibili alla formazione delle future generazioni, che coltiva il sogno di contribuire al progresso della società e lo realizza. Infatti è Presidente della Delegazione Lazio di AIDDA – Associazione Imprenditrici Donne e Dirigenti Di Azienda. Cominciamo proprio da qui.

D: Mi può dire in cosa consiste l’AIDDA?

R: E’ un’associazione che si pone l’obiettivo di valorizzare e sostenere l’imprenditoria al femminile, il ruolo delle donne manager e delle professioniste. Offre gli strumenti e quei servizi d’eccellenza che consente alle socie di crescere, formarsi e affermarsi come un vero e proprio valore aggiunto, sia nel contesto professionale che in quello sociale.

D: In che modo AIDDA riesce a raggiungere tali scopi?

R: In primo luogo, stimolando lo spirito associativo. Quindi facendo network, alimentando la presenza in tavoli di lavoro istituzionali, favorendo la collaborazione tra le aziende delle socie e interagendo con le più esperte. Non è una lobby, perché non svolge un’attività di influenza esterna, ma c’è una particolare attenzione verso le iscritte. Registriamo i progressi e il consolidamento dell’attività.

D: Notevole. Però non è sufficiente appartenere al genere “donna” e avere un’attività propria per essere ammesse. Quali ulteriori requisiti sono richiesti?

R: Esatto. Per diventare socie di AIDDA servono anche dei requisiti aziendali. Per esempio un’attività avviata, un numero minimo di dipendenti. Sul nostro sito www.aidda.org ci sono tutte le informazioni. Ma si può anche essere ammesse con la qualifica di “amiche”, e mi riferisco per esempio alle giovani imprenditrici. Dopo tre anni, si fa una valutazione dei risultati raggiunti e se l’azienda è cresciuta si diventa socie effettive.

D: Formazione personale, crescita del business e riconoscimento dei meriti. Sembrerebbe proprio ciò di cui ha bisogno l’Italia. Quanti dipendenti lavorano per il suo Gruppo?

R: Tutto considerato, sono circa seicento dipendenti.

D: … complimenti! E’ anche una grande responsabilità sapere che la vita di molte persone e delle famiglie è affidata alle sorti del gruppo.

R: Senz’altro. Serve ottimismo e bisogna dare il buon esempio, non ci si può piangere addosso. Io conosco il personale, parlo con loro, cerco di essere di stimolo per tutti. Partecipo spesso anche ai colloqui per le nuove assunzioni. Spesso le domande dei giovani sono…

D: Mi dica…

R: A quanto ammonta lo stipendio e quante vacanze sono previste. Capisce? Il lavoro, inteso in senso proprio, passa in secondo piano. La paga è un effetto consequenziale del lavoro, non la caratteristica principale. Inoltre.. gli alberghi lavorano anche nel fine settimana! E c’è bisogno di elasticità ma non è sempre così!

D: La sua famiglia ha sempre lavorato nel settore alberghiero?

R: No, mio padre ha cominciato nel settore conciario, ha fondato la C.I.R. (ndr. Concerie Italiane Riunite, in seguito cedute a Carlo De Benedetti) diventando uno dei primi industriali del secolo scorso. Poi ha investito nell’attività ricettiva.

D: Qual è stato il primo albergo dove ha iniziato a lavorare?

R: Il primo è stato il Gran Hotel Villa Medici, a Firenze, all’inizio degli anni 60. Ricordo ancora l’impegno profuso durante l’alluvione che colpì la città. Bargellini (ndr. il “sindaco dell’alluvione”, in carica nel ’66) fu molto grato a mio padre. La solidarietà faceva e, tuttora, fa parte della nostra cultura famigliare, inoltre la nostra compagnia nasce proprio a Firenze, città a cui siamo molto legati.

D: Il tema della famiglia è molto ricorrente nelle sue parole.

R: Si, ho un grande senso della famiglia. Mio padre ha trasmesso, sia a me che a mio fratello, un’educazione intesa nel senso più ampio del termine, che comprende anche il rispetto del lavoro, che a mia volta, insieme a mio marito, ho voluto trasferire a mio figlio. A diciannove anni avevo iniziato a lavorare in Fiat, poi a ventidue facevo il venditore, viaggiavo con la valigia in mano, soprattutto per le vendite degli alberghi all’estero.

D: Cosa consiglia alle donne che cominciano un’impresa?

R: Tenacia. Le donne devono essere tenaci ed orgogliose. L’uomo è sempre stato più “cinico”, mentre le donne sono più determinate, si appassionano al proprio lavoro e riescono ad essere anche mogli e madri. L’impegno porta sempre ad un risultato positivo.

Sono trascorse due ore. Nei salottini adiacenti al nostro altre persone attendono di conferire con la Marchesa. L’agenda incalza e l’intervista si conclude. La ringrazio per il tempo dedicato. Mi allontano e mi rendo conto di aver incontrato una persona speciale, che, nell’arco della vita, è riuscita a conciliare tutto, senza rinunciare a nulla. Una donna, una moglie, una madre, e una notevole imprenditrice.

Mi pervade un sentimento di speranza e realizzo che, tutto sommato, la tenacia e le capacità possono prevalere sul senso di rassegnazione generale. La medesima sensazione, di cui sono certo, anche le socie di AIDDA sono colme, grazie all’esempio di grandi donne come la Marchesa Matilde.